15 Lug 2026
PERUGIA – Il 2 agosto 2026 entrano in vigore gli obblighi di trasparenza previsti dall’articolo 50 dell’AI Act (Regolamento UE 2024/1689 sull’Intelligenza Artificiale). Si tratta di adempimenti che riguardano anche gli Enti del Terzo Settore (ETS) dell’Umbria, in particolare quelli che utilizzano strumenti di intelligenza artificiale nelle attività quotidiane.
Cosa prevede la scadenza del 2 agosto 2026
La data non introduce nuovi oneri burocratici, ma rende obbligatoria la trasparenza nell’uso dell’IA. In concreto, le organizzazioni devono:
- informare gli utenti quando interagiscono con un sistema di IA (chatbot, assistenti virtuali, generatori di testi o immagini);
- segnalare quando un contenuto – testo, immagine, audio o video – è stato generato o modificato tramite IA;
- dichiarare l’eventuale impiego di sistemi di riconoscimento delle emozioni o categorizzazione biometrica.
Il recente AI Digital Omnibus, approvato tra maggio e giugno 2026, ha confermato questa scadenza, rinviando invece:
- al 2 dicembre 2026 l’obbligo di marcatura tecnica (watermarking) dei contenuti sintetici;
- al 2 dicembre 2027 gli obblighi per i sistemi ad alto rischio standalone (sistemi di IA che operano come prodotti autonomi, non integrati in altri dispositivi o servizi);
- al 2 agosto 2028 quelli per i sistemi ad alto rischio integrati (incorporati dentro prodotti regolati da altre normative: es. macchinari, dispositivi medici, giocattoli, ecc.).
Obblighi già in vigore dal 2 febbraio 2025
Restano pienamente applicabili:
- il divieto delle pratiche di IA considerate a rischio inaccettabile;
- l’obbligo di alfabetizzazione sull’IA (AI literacy) per personale e volontari che utilizzano strumenti di IA nelle attività operative.
Quattro indicazioni operative per gli ETS umbri
Nel percorso di adeguamento all’AI Act, gli Enti del Terzo Settore possono orientarsi attraverso alcune linee guida semplici ma fondamentali, che aiutano a governare l’uso dell’intelligenza artificiale con responsabilità, trasparenza e piena tutela delle persone coinvolte nelle attività associative.
Il primo passo consiste nel mappare gli strumenti di IA utilizzati all’interno dell’organizzazione. Non si tratta soltanto di elencare i software ufficialmente adottati, ma anche di rilevare eventuali strumenti utilizzati in modo informale da operatori e volontari: chatbot, generatori di testi, applicazioni di supporto decisionale, strumenti di editing avanzato o piattaforme che integrano funzioni di IA senza che l’utente ne sia pienamente consapevole. Una ricognizione accurata permette di capire quali tecnologie sono effettivamente in uso, quali dati trattano e quali processi influenzano, così da impostare correttamente le misure di trasparenza e di supervisione richieste dal regolamento europeo.
Il secondo elemento riguarda la necessità di garantire la trasparenza*. Ogni ETS deve informare in modo chiaro e comprensibile quando un contenuto – che sia un testo, un’immagine, un video o un messaggio – è stato generato o modificato tramite strumenti di IA. Allo stesso modo, gli utenti devono essere messi al corrente quando interagiscono con un sistema automatizzato, come un chatbot o un assistente virtuale. La trasparenza non è un adempimento formale, ma un principio di correttezza verso volontari, cittadini e beneficiari: consente di mantenere un rapporto di fiducia e di evitare fraintendimenti sull’origine delle informazioni e delle comunicazioni.
Un terzo aspetto riguarda l’importanza di investire nella formazione. L’AI Act richiede che chi utilizza strumenti di intelligenza artificiale abbia un livello adeguato di alfabetizzazione digitale, così da comprenderne le potenzialità, i limiti e i rischi. Per gli ETS questo significa promuovere percorsi di aggiornamento continui, che aiutino operatori e volontari a usare le tecnologie in modo critico, sicuro ed etico. La formazione non è un costo, ma un investimento strategico: aumenta la qualità dei servizi, riduce gli errori e rafforza la capacità delle organizzazioni di innovare senza perdere di vista la propria missione sociale.
Infine, ogni organizzazione deve assicurare in modo sistematico la supervisione umana. Anche quando si utilizzano strumenti automatizzati, la responsabilità delle decisioni rimane sempre in capo alle persone. È quindi necessario verificare che i processi supportati dall’IA rispettino la normativa sulla protezione dei dati personali (GDPR), che non producano effetti discriminatori e che non sostituiscano il giudizio umano nelle scelte che incidono sui diritti, sulle opportunità o sul benessere dei cittadini. La supervisione umana è la garanzia che l’innovazione tecnologica rimanga coerente con i valori del Terzo Settore: inclusione, equità, tutela delle persone.
NOTA BENE:
* Per garantire la trasparenza, non serve indicare il nome dello strumento (Copilot, Gemini, ChatGPT, ecc.). Per essere conformi all’AI Act, basta informare chiaramente che il contenuto è stato generato o modificato tramite IA, senza specificare quale modello o quale fornitore. Non è richiesto indicare il nome del modello o del fornitore. Non è richiesto descrivere il processo tecnico. Non è richiesto specificare se il contenuto è stato generato interamente o solo in parte.
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