ANTEPRIMA MOSTRA SU RAFFAELLO

ANTEPRIMA MOSTRA SU RAFFAELLO

20 Set 2021

CITTÀ DI CASTELLO – Il Teatro degli Illuminati ha ospitato sabato scorso l’anteprima della mostra “Raffaello giovane e il suo sguardo” in programma nella Pinacoteca comunale di Città di Castello nell’ambito del Cinquecentenario di Raffaello, promossa da Comitato nazionale per le celebrazioni, Regione Umbria e Comune di Città di Castello.

“La previsione – ha detto l’assessore alla cultura, in rappresentanza dell’amministrazione comunale – è di inaugurare la mostra il 30 ottobre prossimo: passiamo questo testimone a chi verrà, essendo alla vigilia di una consultazione elettorale. Pensiamo che il valore di quest’evento, sia dal punto di vista puramente artistico che per la promozione di Città di Castello come meta d’arte, sarà condiviso. Ringrazio le curatrici, gli uffici, la cooperativa sociale Il Poliedro e gli imprenditori che hanno sostenuto la mostra partecipando all’Art Bonus. Il Covid e i postumi della pandemia su tutti gli aspetti organizzativi ci hanno costretto a cambiare più volte i nostri piani ma non a rinunciare a quest’occasione, che dopo il Centenario di Burri riporta la città e i suoi beni artistici sotto i riflettori internazionali. Il Comune, la Regione e il Comitato hanno investito molto su questa mostra, ma siamo convinti che la ricaduta sarà adeguata e servirà a far crescere l’immagine della città e l’attrattività dell’intera Umbria”.

Anche la Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria Elvira Cajano è intervenuta per illustrare come la mostra si inserisca nelle peculiarità regionali e nazionali dell’arte, mentre Marica Mercalli (direttore generale Direzione Sicurezza patrimonio culturale e curatrice della mostra) ha parlato dei restauri connessi alla mostra “Raffaello giovane e il suo sguardo”: “Siamo intervenuti – ha detto – su importanti opere di Raffaello come i frammenti della pala di San Nicola da Tolentino conservati nel Museo di Capodimonte e lo Stendardo ospitato nella Pinacoteca di Città di Castello. I restauri delle opere esposte rappresentano uno dei risultati duraturi della mostra ed è un merito del Comune aver voluto dedicare parte dei finanziamenti concessi dal Comitato nazionale per le celebrazioni del 5° centenario della morte del grande pittore urbinate ai restauri di queste opere. In tal modo questa mostra è diventata un importante momento di studio, di ricerca e di approfondimento, come dimostrato dagli interventi pubblicati nel catalogo”.

Laura Teza (docente di Storia dell’Arte moderna all’Università di Perugia e curatrice della mostra) ha parlato della mostra come “un momento di approfondimento e rilettura dei primi passi di Raffaello da giovane”. “Il periodo tifernate – ha spiegato – è la sua palestra. Dallo Stendardo alla Trinità c’è il suo percorso di maturazione e la linea di sviluppo delle opere che realizzerà in futuro. Per questo una lettura specifica e completa sugli anni in cui lavorò in città per prestigiosi committenti si rivelerà molto interessante per far progredire gli studi su Raffaello, sempre work in progress. Crediamo nell’assetto strategico di cultura e qualità del territorio che passa attraverso la valorizzazione delle sue bellezze artistiche e delle sue professionalità artigianali. Vogliamo bandire un concorso di idee su un manufatto, un prototipo ispirato alle prime opere di Raffaello, rivolto alle eccellenze artigianali tradizionali della grafica, del legno, del tessile e della ceramica”.

Tullia Carratù, in rappresentanza dell’Istituto centrale del restauro, si è soffermata sull’intervento di restauro dello Stendardo: “Grazie alla lungimirante iniziativa del Comune di Città di Castello ed in accordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria – ha affermato – l’Istituto centrale per il restauro diretto da Alessandra Marino ha nuovamente restaurato questa notevole prova giovanile del Maestro urbinate. Come noto, l’Istituto aveva già condotto precedenti interventi conservativi dell’opera. Nel 1952-1953 erano state restaurate entrambe le facce di cui si compone lo Stendardo della SS. Trinità. Trent’anni dopo, nel 1983, si intervenne solo su quella raffigurante “La Trinità con i Santi Sebastiano e Rocco), mentre nel 2003 l’intervento riguardò l’altro lato con la “Creazione di Eva”. Il restauro appena compiuto, diretto da Tullia Carratù, ha affrontato con una nuova consapevolezza critica il problema centrale dell’integrazione pittorica delle due tele fortemente lacunose, operazione esclusa dai precedenti, rigorosissimi e minimali interventi ispirati alle fondamentali teorie di Cesare Brandi. La metodologia di intervento integrativo individuata, pur rimanendo fedele al rispetto dell’integrità originaria del testo pittorico difesa da Brandi, si è fondata sui dati certi suggeriti dalla figuratività sopravvissuta nei frammenti, evitando così di essere interpretativa, analogica o di fantasia. Le metodologie di integrazione adottate sono quelle utilizzate dall’Istituto, ovvero il tratteggio ad acquarello e le velature, facilmente riconoscibili, identificabili e del tutto reversibili. In questo modo è stato possibile “ricucire” e ricostituire in parte l’interezza potenziale che le due tele originali conservano superando lo stato di grave discontinuità e frammentazione del lacunoso tessuto figurativo che provocava continue interruzioni e cesure nella lettura generale delle immagini, favorendone così una migliore leggibilità e apprezzamento delle loro straordinarie qualità artistiche”. L’anteprima sulla Mostra è proseguita con la proiezione del video realizzato dalla Corale “Marietta Alboni” ed intitolato “Il nostro Raffaello”, che si configura come un tributo alla città e al dialogo che da secoli intrattiene con la presenza del grande artista e le tracce delle sue opere: “Oggi – ha affermato Leonardo Becciu, presidente della Corale “Marietta Alboni” – presentiamo in anteprima il documentario “Il nostro Raffaello”, realizzato per permettere a chiunque di fare un’escursione, presi per mano da Raffaello stesso, e camminare sulle strade e le piazze, entrare nelle chiese, talvolta sconosciute oggi anche a tanti tifernati, per le quali il Maestro ha realizzato opere intramontabili. Toccheremo vette sublimi, consapevoli di quanto l’aver vissuto nella nostra città abbia inciso in profondità nella formazione dell’adolescente Raffaello. Non solo i grandi artisti che l’hanno preceduto entrano in scena, ma secondo noi con una rilevanza forse ancor maggiore vi entrano la luce, i profumi, i colori e tanto altro. Tutto quello, detto per inciso, che appartiene quotidianamente anche a noi che abbiamo la ventura di vivere negli stessi luoghi. L’obiettivo è dunque quello di tornare consapevoli e maggiormente felici alla nostra quotidianità, migliorati e salvati dalla bellezza”.

La manifestazione si è conclusa con la presentazione del manifesto della Mostra, che scopre a figura intera il San Sebastiano, già introdotto negli inviti, in cui lo sguardo, il colore ritrovato e la cifra artistica già matura di Raffaello sono stati ritenuti dalle curatrici come elementi rappresentativi di quanto l’esposizione offrirà ai visitatori.