Coronavirus e Musei: tra difficoltà e strategie di adattamento

Coronavirus e Musei: tra difficoltà e strategie di adattamento

9 Apr 2020

PERUGIA – L’impatto sui musei dell’emergenza sanitaria: i primi risultati di una indagine del NEMO

Sono stati pubblicati il 7 aprile i primi risultati dell’indagine promossa dal Network of European Museum Organisations (NEMO) sull’impatto dell’emergenza Coronavirus sui musei. L’analisi, realizzata nel corso degli ultimi 15 giorni, offre uno spaccato delle principali difficoltà affrontate in queste settimane dai luoghi d’arte, in termini soprattutto di budget. Ma non mancano dati e informazioni sulle strategie di adattamento, attraverso le quali i musei europei stanno reinventando le proprie modalità di coinvolgimento dei pubblici.

All’indagine promossa dal Network indipendente NEMO – fondato nel 1992, rappresenta e valorizza i siti museali delle nazioni del Consiglio d’Europa – hanno sinora risposto oltre 650 musei di più di 41 paesi. L’impatto del COVID-19 è già evidente nelle sue dimensioni: la chiusura al pubblico (ha serrato i battenti il 92% dei luoghi espositivi censiti) espone i musei ad una forte contrazione delle proprie risorse, una perdita che in alcuni casi – si legge nell’indagine – arriva al 75-80% delle entrate. I musei più grandi – come il Rijksmuseum di Amsterdam e il Kunsthistorisches di Vienna – hanno perso tra i 100.000 Euro and 600.000 euro a settimana.

Il 70% dei musei riferisce di non aver ancora fatto ricorso a licenziamenti del personale, impiegandolo invece – attraverso lo smart working – in attività e funzioni rimodulate sulla base delle correnti necessità. Molti musei però, hanno messo in stand-by le collaborazioni con professionisti freelance e hanno del tutto interrotto le attività su base volontaria.

Quanto alle strategie di adattamento, puntano essenzialmente sul digitale: il 60% dei musei – dal Belvedere di Vienna al piemontese Castello di Rivoli – ha incrementato la propria presenza online e sono sempre più utilizzati podcast, tour virtuali, contenuti live o game creation. E questa risposta proattiva sembra dare i suoi frutti: il 40% dei musei che hanno risposto all’indagine registra un aumento dei visitatori online (il più delle volte l’incremento di presenze virtuali si attesta attorno al 20% a settimana, mentre in alcuni casi si arriva al 500% in sette giorni).

È di molto aumentato, poi, l’uso dei social media, tra hashtag e produzione di contenuti specifici per tipologie di pubblico diversificate.

Mentre in alcuni casi si è trattato di potenziare o ampliare risorse digitali già presenti prima della pandemia, in altri sono state promosse iniziative originali legate proprio all’emergenza COVID-19. È il caso, ad esempio, del Museo delle Culture europee (MEK) di Berlino che ha lanciato l’iniziativa #CollectingCorona: con lo scopo di raccontare alle future generazioni la vita ai tempi del virus, il polo museale raccoglie immagini, video e impressioni provenienti da tutte le parti d’Europa.

Nelle raccomandazioni che accompagnano l’indagine, il Network of European Museum Organisations chiede ai vari livelli di governo (da quello europeo a quello locale, passando per i governi nazionali) di fornire un adeguato supporto, al fine di mitigare – per quanto possibile – l’impatto del COVID-19 sul settore museale. Il sondaggio rimane aperto fino al prossimo 17 aprile. Tutte le informazioni sono reperibili a questo link: https://bit.ly/2RnzWAj.

 

*Diletta Paoletti, Tutor presso “Master universitario di I° livello in progettazione e accesso ai fondi europei per la cultura, la creatività

e il multimediale” Università degli Studi di Perugia