“GIORNATA MONDIALE PER LA LOTTA ALL’AIDS”, AD UMBERTIDE L’UNICO CENTRO NAZIONALE PER IL TRATTAMENTO DELLE PATOLOGIE DERIVANTI DA EFFETTI COLLATERALI DELLE CURE IN MALATI DI AIDS

“GIORNATA MONDIALE PER LA LOTTA ALL’AIDS”, AD UMBERTIDE L’UNICO CENTRO NAZIONALE PER IL TRATTAMENTO DELLE PATOLOGIE DERIVANTI DA EFFETTI COLLATERALI DELLE CURE IN MALATI DI AIDS

4 Dic 2020

UMBERTIDE – Da 5 anni è attivo all’ospedale di Umbertide l’unico centro nazionale per il trattamento delle patologie derivanti da effetti collaterali delle cure in malati di Aids, diretto dal dott. Marino Cordellini. I pazienti che vi afferiscono sono sottoposti a specifici trattamenti a seconda della complicanza che li colpisce.

IL QUADRO GENERALE

L’Aids, secondo gli ultimi dati aggiornati al 2018, continua ad avere un’incidenza del 4,7% di nuovi casi per 100.000 abitanti. Nella nostra regione vengono segnalati circa 50 nuovi casi l’anno, dato questo in corrispondenza con quelli nazionali, con l’85,6 % di maschi rispetto al 14,5% di femmine. La fascia d’età più colpita è stata quella tra i 25-29 anni (11,8 nuovi casi ogni 100.000 abitanti), segue poi la fascia 30-39 anni. La causa di contagio è attribuibile per l’80,2 % di tutte le segnalazioni a rapporti sessuali non protetti: in particolare nel 41,2% si tratta di rapporti eterosessuali.

In oltre il 57,1% dei casi la malattia è stata diagnosticata in fase avanzata.

Pur essendo l’incidenza dell’infezione da Aids in lieve costante diminuzione, i decessi nel mondo per questa patologia nel 2018 sono stati 770.000 (Global Aids Update 2019). Il tasso di riduzione della mortalità a livello mondiale è stagnante. I farmaci che contribuiscono a ridurre l’incidenza della mortalità presentano degli effetti collaterali sulle strutture muscolari e sui tessuti molli in generale che rendono i pazienti facilmente riconoscibili e discriminabili sul lavoro e nei vari aspetti della vita di relazione.

Questi effetti collaterali si manifestano in modo diverso: si può verificare ad esempio accumulo di importanti quantità di tessuto fibro-adiposo nei più disparati distretti corporei, con la sede più frequente che è a livello della parete posteriore del collo (Buffalo Hump). Al contrario si può manifestare un’atrofia spiccatissima dei muscoli e dei tessuti molli sottocutanei con ad esempio il volto di questi giovani pazienti che diviene profondamente scavato assumendo la maschera del grande attore Eduardo De Filippo. Queste alterazioni corporee modificano profondamente l’aspetto di questi pazienti che divengono facilmente identificabili come malati di Aids.

IL SERVIZIO EROGATO AD UMBERTIDE

All’ospedale di Umbertide i grandi accumuli di tenacissimo tessuto fibro adiposo sono sottoposti ad asportazione miniinvasiva con combinazione di tecnologie ultrasoniche e pressioni negative. La rimozione, spesso di diversi litri di questo materiale, permette ai soggetti di riacquisire non solo una morfologia ma anche una funzionalità dei distretti interessati. Spesso i pazienti affetti da gibbo di bufalo non riescono ad eseguire i movimenti di rotazione e di flesso estensione del collo. Al contrario le atrofie dei tessuti molli e di tutta la muscolatura, anche di quella mimica del volto, vengono operate mediante il trapianto di cellule adipocitarie autologhe, prelevate non senza grandi difficoltà da altri distretti corporei. Questo al fine di ripristinare una normale morfologia dell’estremo cefalico che soprattutto eviti ai pazienti di essere individuati come malati di Aids.

Quest’attività di chirurgia ricostruttiva, non certo meramente estetica, è condotta in maniera multidisciplinare in collegamento con i reparti di malattie infettive della nostra regione e di tutto il territorio nazionale. La percentuale di pazienti che arriva nel centro di Umbertide da altre regioni è di circa il 97%. I casi trattati negli ultimi 5 anni sono quantizzabili in circa 750. Da segnalare il grandissimo encomio che merita il personale medico e paramedico che gestisce questo percorso con enorme altruismo; in caso di ferita accidentale con materiale infetto, gli operatori si devono infatti sottoporre a terapie profilattiche pesantissime come quelle attuate in caso di malattia conclamata. Nonostante questo nessuno si è mai tirato indietro.