Il Cesvol Umbria cerca protagonisti dell’impegno, per valorizzarne l’esperienza come buona pratica per la cittadinanza

Il Cesvol Umbria cerca protagonisti dell’impegno, per valorizzarne l’esperienza come buona pratica per la cittadinanza

11 Lug 2022

Oggi abbiamo incontrato Stefania Panza dell’ARCAT Umbria

 PERUGIA – Il territorio umbro vide la comparsa nel mondo del volontariato dell’Associazione ARCAT nel 1989 grazie all’interesse e alla volontà di Vladimir Udolin, psichiatra croato e inoltre consulente dell’organizzazione della sanità sull’alcolismo e altre dipendenze.

L’ARCAT prevedeva la creazione di Club famiglia composte da circa 10, massimo 12, famiglie seguite le quali venivano guidate da un tutor che prende il nome di “servitore” o “insegnante”. I club non sono stati creati con l’unico obiettivo di “aiutare” le persone con dipendenze. Infatti, come spiega Stefania Panza appartenente all’Associazione ARCAT Umbria e al tempo stesso insegnante, tutti noi dipendiamo da qualcosa ed è partendo da questo concetto che i club vengono visti come gruppi di aiuto per tutte le famiglie che vi partecipano e anche come supporto per la collettività dove tutti sono sullo stesso piano. “In questo modo si trova un ambiente in cui stare meglio e quando si esce dal club e si ritorna alla vita normale hai l’energia e la positività per superare i momenti difficili”.

Con la nascita dell’ARCAT nasce anche l’esigenza di iniziare un percorso all’interno del carcere Casa Circondariale di Perugia. Il progetto ha ripreso il funzionamento quattro anni fa con Stefania Panza, la quale sentiva il bisogno di ridare ai detenuti un’apertura verso l’esterno. Stefania racconta del forte impatto che tutto ciò ha avuto su di lei: c’era molto da ascoltare e poco da dire. Incontri pieni di storie ed emozioni dove i detenuti hanno iniziato a prendere confidenza gli uni con gli altri creando un clima familiare dove alla base vi è il rispetto.

Il progetto includeva la partecipazione della scuola superiore di scienze umane di Perugia e i ragazzi, studenti di Stefania Panza, si vedevano coinvolti nella scrittura di questo libro. Non si nega il fatto che l’impatto sia stato forte anche per loro e anche la paura che gli stereotipi imposti dalla società potessero prevalere sulla bellezza del lavoro. Ciò non è successo, i ragazzi hanno reagito con maturità e rispetto nei confronti di queste persone che sono persone come tutti, anche se hanno commesso degli sbagli in passato, ora stanno imparando dai propri errori, cercando di dare un senso alla propria vita e a quella dei propri familiari..

Durante la pandemia l’associazione ARCAT e il progetto con la Casa Circondariale “Capanne” hanno attraversato percorsi diversi.

L’ARCAT ha dovuto sospendere inizialmente i Club per poi riprenderli online, passo importante e fondamentale per l’associazione: importante in quanto primo segno di ripresa e fondamentale perché l’elemento in questi incontri è non perdersi di vista.

Il progetto invece è stato bloccato per alcuni mesi e ripreso con cautela e con le difficoltà che la pandemia ha portato, ricreando il collegamento con le scuole. Dopo lunghe chiusure e brevi riaperture, Stefania Panza ha ripreso i suoi incontri qualche mese fa. Si è subito resa conto che la situazione era difficile, lo stato d’animo dei detenuti era molto provato dalla solitudine, avevano grande necessità di sfogarsi e farsi ascoltare.

Il 26 maggio 2022 la Casa Circondariale di Perugia ha ospitato la presentazione del libro “Anime”  guidato da Stefania Panza e sostenuto dal Cesvol di Perugia, il quale, grazie all’Editoria Cesvol, ha reso possibile la sua pubblicazione. Un pubblico, i detenuti già ai loro posti, gli ospiti e infine, entrati “quasi in punta di piedi”, gli studenti.

L’immagine che si presenta è un’immagine silenziosa attraverso la quale si intravede il rispetto tra detenuti e studenti dove i primi hanno accolto i secondi “come un padre che accoglie i figli”.

Il libro presentato è il raccolto e la scrematura di un materiale di complessivamente quattro anni ed è diviso in argomenti: l’infanzia, ovvero la nostra storia; l’adolescenza, che rappresenta la crescita; infine, l’età matura rappresentata dalla realtà del carcere, dagli amori, dalle persone importanti, dai sogni e dalle speranze che venivano scritte e imbucate nelle bottiglie per poi essere lasciate possedere dal mare.  

Tutti questi stralci di pensieri e racconti hanno solo un nome, nessun cognome ed età.

Solo nomi di persone comuni, con passati diversi ma che trovano similitudini: emozioni, paure e dubbi.

L’incontro si è concluso con un grande applauso, felicità negli occhi di tutti i presenti e grande stima nel vedere come due mondi che sembrano così lontani in realtà sono vicini.

 

*intervista realizzata da MILENA DOSIJANOSKI, laureanda in Comunicazione Pubblicitaria presso l’Università per Stranieri di Perugia e tirocinante presso Cesvol Umbria – sede di Perugia.