La gentilezza della cura, una nuova storia da @protagonisti…

La gentilezza della cura, una nuova storia da @protagonisti…

6 Nov 2025

PERUGIA – Giada Reale è la protagonista di questa storia: una ragazza di ventisei anni, originaria della splendida Roma, che ha deciso di lasciare la sua città per inseguire un sogno coltivato fin da bambina: studiare Medicina Veterinaria. Così si è ritrovata a vivere la vita da fuorisede a Perugia, tra lezioni, laboratori e nuove abitudini. Da piccola sognava di diventare etologa, e anche se nel tempo le sue ambizioni si sono evolute, l’amore per gli animali è rimasto il filo conduttore della sua vita.

Giada è una persona curiosa e ricca di interessi: ama leggere, si sta cimentando da autodidatta nello studio del giapponese, le piace cucinare e per molti anni ha praticato nuoto a livello agonistico.

Tra le esperienze che ricorda con maggiore affetto c’è quella di volontariato al Rifugio delle Code Felici, un’associazione senza scopo di lucro, situata nella zona nord di Roma, fondata nel 1994 e iscritta all’Albo Regionale delle Associazioni di Volontariato Ambientale. Dal 2018 al 2021 Giada ha dedicato i suoi weekend alla cura dei cani abbandonati, animali spesso con storie difficili alle spalle, ma capaci di donare un affetto immenso a chi sa comprenderli.

«Era una realtà molto ben organizzata – racconta – con un sistema di turnazione basato sulla disponibilità dei volontari, in modo da garantire sempre una presenza adeguata per la gestione dei cani.»

Nei primi tempi è stata affiancata da volontari più esperti, che le hanno insegnato come approcciarsi in sicurezza agli animali e gestire le situazioni più delicate. Dopo un po’ di esperienza è entrata anche lei nel gruppo dei tutor e ricorda con orgoglio il momento in cui venne definita “un valido aiuto” da chi aveva seguito.

Quell’esperienza, dice, le ha insegnato molto: «Ho capito che non tutti gli animali sono uguali e che la cura che richiedono nasce da un profondo senso di responsabilità. Ti rendi conto che il loro benessere dipende da te, e questo ti spinge a dare il meglio ogni giorno.» Da lì ha maturato disciplina, impegno e una nuova consapevolezza delle proprie capacità.
Il volontariato, aggiunge, l’ha aiutata anche sul piano personale: «Mi ha resa meno timida e meno impressionabile. Pulire i box, occuparsi delle feci, preparare i giochi (come i kong con il cibo umido), erano attività che all’inizio non pensavo di riuscire a fare, ma che poi mi hanno fatta sentire più forte e sicura di me.» È stato anche un primo approccio concreto alla realtà che oggi vive quotidianamente all’interno della facoltà di Veterinaria.

Per Giada è stata un’esperienza di crescita autentica: «Ti mette alla prova anche in un contesto che ami. Solo vivendolo capisci davvero i tuoi limiti e le tue possibilità. È un modo per conoscersi meglio.» Definisce questa attività una conferma di ciò che, in fondo, aveva sempre saputo: voler lavorare con i cani.

«Mi sento bene quando sono d’aiuto, quando so di aver fatto qualcosa per qualcuno», dice sorridendo. In futuro le piacerebbe tornare a fare volontariato, magari in un santuario per animali liberi, luoghi che accolgono animali salvati dagli allevamenti: «È l’unico modo per poter lavorare con i bovini al di fuori della logica dello sfruttamento animale», spiega. Tuttavia, riconosce che si tratta di realtà no profit, difficilmente in grado di offrire un impiego stabile.

Oggi le sue giornate sono piene di studio e impegni universitari, e il tempo libero è poco. Eppure, il valore di quell’esperienza rimane forte: «È stata un’attività profondamente “remunerativa”, anche se non in senso economico. Mi ha arricchito moltissimo a livello umano.»

Dal suo racconto emerge un dato significativo: durante il suo periodo di volontariato, i giovani erano pochi. La maggior parte dei volontari era composta da persone adulte, spesso lavoratori che dedicavano il weekend agli animali.

Giada riflette poi sulla condizione della sua generazione: «I nostri genitori, alla nostra età, avevano già una casa e una stabilità. Noi, invece, spesso studiamo ancora o lavoriamo con contratti precari. Quando la mente è occupata da preoccupazioni così concrete, è difficile trovare spazio per il volontariato, anche se ne riconosci il valore.» Non è mancanza di interesse, ma di tempo e serenità.

Siamo tutti così concentrati nel cercare il nostro posto nel mondo, che finiamo per dimenticare di lasciare spazio ad altro nel nostro mondo.

Giada chiude la sua testimonianza con una riflessione profonda e sincera: «In questo momento della mia vita mi sento diversa, ma anche più me stessa che mai. Ho imparato che spesso ci preoccupiamo troppo del giudizio degli altri, quando basterebbe concentrarsi sul proprio cammino. Ognuno dovrebbe pensare a tracciare la propria strada, con serenità, senza paura di essere diverso.»

*Intervista realizzata da Erika Biondo, laureanda in Filosofia ed Etica delle Relazioni presso l’Università di Perugia e tirocinante presso il Cesvol Umbria ETS – sede di Perugia.

Hai meno di 35 anni e fai volontariato? Raccontalo! Cesvol Umbria ETS ha avviato la rubrica “Protagonisti”, dedicata alle esperienze di volontarie e volontari under 35. Se vuoi condividere il tuo percorso, le motivazioni e il valore del tuo impegno, scrivici: la tua storia può ispirare altri giovani e rafforzare il protagonismo nel Terzo Settore. Invia la tua testimonianza a protagonisti@cesvolumbria.org per partecipare o ricevere informazioni. >>>>>