LA “RUOTA” DEL MONASTERO DI CLAUSURA DI SANTA VERONICA GIULIANI, CHIUSA CAUSA COVID PER LA PRIMA VOLTA IN 4 SECOLI, RIAPRE I BATTENTI IN SICUREZZA GRAZIE AD APPOSITI ACCORGIMENTI

LA “RUOTA” DEL MONASTERO DI CLAUSURA DI SANTA VERONICA GIULIANI, CHIUSA CAUSA COVID PER LA PRIMA VOLTA IN 4 SECOLI, RIAPRE I BATTENTI IN SICUREZZA GRAZIE AD APPOSITI ACCORGIMENTI

11 Gen 2021

CITTÀ DI CASTELLO – Per quasi 4 secoli è stata l’unica “finestra” con il mondo esterno, con i volti e le voci dei fedeli e delle persone in genere. Il Covid, con le restrizioni ed i vari protocolli, per la prima volta nella storia del Monastero e della Congregazione delle Cappuccine ne ha imposto la chiusura. Ora però, dopo mesi di stop, la storica “ruota” del Monastero di Clausura di Santa Veronica Giuliani, ubicato nel rione San Giacomo ed inaugurato nel 1643, riapre i battenti, seppur attraverso necessari ed inevitabili accorgimenti di carattere tecnico.

“Durante la chiusura per il Coronavirus – spiega Angelica Lombardo, presidente dell’Associazione “Le Rose di Gerico” e stretta collaboratrice del Monastero – anche il Monastero ha seguito le norme restrittive per custodire la salute delle persone e, dopo 377 anni, per la prima volta la ruota è stata chiusa con un pannello provvisorio: pur non facendo incontrare i volti, la stessa crea infatti una vicinanza che può facilitare eventuali contagi. Se da una parte la storia ha fatto sì che questo tipo di tradizione per qualche mese si sia dovuta interrompere, il Monastero (la Badessa madre Giovanna e le altre 7 “sorelle”) ha optato per una comunicazione diversa, più visiva, un nuovo modo di essere presente nella vita delle persone, una vicinanza costante e rassicurante in sicurezza: una porta con una piccola finestra che impedisce il passaggio del droplet ma permette il dialogo e lo sguardo. Oggi dopo mesi la ruota viene riaperta anche se solo per il passaggio di oggetti, ma finalmente torna ad essere quello che è stato da secoli, ovvero segno e porta di speranza”.

 

La pandemia determinata dal Covid-19 ha reso pericoloso l’ascolto attraverso la ruota, dal momento che, per amplificare la voce, è necessario portarsi con la bocca molto vicino alla parte mobile, che una volta girata potrebbe portare l’eventuale virus all’interno del Monastero. Così, per ovviare a questo rischio, le Cappuccine di Città di Castello hanno innovato la tradizione, realizzando uno sportello con grata in ferro e plexigas sulla porta in legno della portineria. In questo modo le stesse possono continuare ad incontrare chi bussa al Monastero ed anche vederlo in faccia, in tutta sicurezza. Se poi c’è bisogno di ricevere un oggetto o di donare qualcosa, lo fanno togliendo temporaneamente il plexiglas grazie all’uso di una calamita.

Ingegno e creatività hanno permesso insomma di continuare ad usare la “ruota” e proseguire nel suo secolare ruolo, ma mettendola in sicurezza.

La “ruota” delle Cappuccine, punto di incontro e di appuntamento per la città, è entrata nell’esperienza quotidiana di tanti fratelli e sorelle e nell’immaginario fantastico di generazioni di bambini, che si avvicinavano incuriositi per sentire la voce misteriosa che affiorava al di là del muro. Un momento sempre atteso dai più piccoli, soprattutto la domenica mattina, è da sempre la richiesta dei ritagli della preparazione delle ostie che, dopo un giro della ruota, appaiono davanti ai loro occhi dentro una bustina di carta bianca.

 

A proposito di nuovi modi di comunicare con l’esterno. anche quest’anno le sorelle del Monastero Santa Veronica Giuliani di Città di Castello (fondato nel 1623 da Mons. Giovanni Antonio Fuccioli) hanno deciso di aprire le porte della loro casa, ma in maniera diversa rispetto all’anno scorso: hanno scelto infatti di lanciare un messaggio attraverso le testimonianze scritte ai tempi della Santa con l’ausilio delle foto scattate durante il lockdown. Nel calendario “Laus Deo” (realizzato da Petruzzi Editore e Cartoedit), i fotografi amatoriali Silvio Ficarra e Giuseppe Marsoner hanno saputo cogliere in 12 scatti l’essenza del quotidiano, il ripetersi delle “piccole cose” nei gesti di carità, di ringraziamento e di gioia di vivere. Immagini inedite, storiche, mai immortalate da dentro dall’obiettivo di una macchina fotografica, che ci riportano al tempo in cui Santa Veronica portava le brocche d’acqua, lavava i panni e cucinava, come anche oggi fanno le sorelle cappuccine.

Il sindaco Luciano Bacchetta e l’assessore alle Politiche sociali Luciana Bassini

hanno ringraziato le Sorelle Cappuccine per il prezioso lavoro editoriale “di grande significato storico, culturale e sociale” e per “la loro presenza plurisecolare accanto alla comunità locale”.

Il calendario può essere richiesto scrivendo a calendario.svg@gmail.com

Per altre informazioni:

pagina Facebook del Monastero

www.santaveronicagiuliani.it

info@santaveronicagiuliani@gmail.com.

Le offerte ricevute saranno destinate alla manutenzione del Monastero ed al riscaldamento per quest’inverno.

 

 

SCHEDA

Il Monastero delle Cappuccine di Città di Castello si trova nel rione San Giacomo, che è il quartiere settentrionale del centro storico. Ancor oggi questa parte della città si caratterizza per un’altissima densità di presenze religiose, alcune delle quali affondano le proprie radici in un passato molto lontano. A poche decine di metri dal seicentesco Monastero di Santa Veronica Giuliani si trova infatti quello cinquecentesco di Santa Chiara, a sua volta edificato ampliando un precedente monastero di benedettini vallombrosani risalente al XI secolo. Nel ‘500 vi venne trasferito il Monastero di Santa Chiara che si trovava in Via Trastevere e nel 2005 le Clarisse sono state sostituite da una comunità di Suore Francescane dell’Immacolata, che prosegue la storia di clausura, preghiera e vita comunitaria. All’interno del reticolato dei vicoli si trova il terzo Monastero, quello di Santa Cecilia, dove una comunità di Clarisse Urbaniste segue la regola che Papa Urbano IV diede nel 1263 all’ordine fondato da Santa Chiara d’Assisi: oggi le monache esercitano anche l’ospitalità per i pellegrini che annualmente compiono il pellegrinaggio francescano tra La Verna ed Assisi. Nel quartiere San Giacomo ha inoltre sede la casa madre delle Piccole Ancelle del Sacro Cuore, congregazione fondata nel 1915 dal Beato Carlo Liviero (vescovo di Città di Castello), oggi presente in vari Paesi di Europa, Africa ed America, dove le suore, nelle forme proprie del nostro tempo, proseguono il carisma di evangelizzazione, educazione e servizio alla persona lasciato loro dal fondatore. Queste comunità sono formate da una sessantina circa di donne, di varia età e provenienza geografica, la cui presenza costituisce una delle caratteristiche più peculiari di questa parte di Città di Castello. Parlando del quartiere, non si possono infine dimenticare il Santuario della Madonna delle Grazie (Patrona della città e della diocesi) ed il Seminario Vescovile che, cessata nel 1976 l’attività educativa, ospita oggi l’Archivio Storico Diocesano (con documenti a partire dall’anno 1048 che occupano 500 metri di scaffalature), la Biblioteca Diocesana “Storti-Guerri” (ricca di 50.000 volumi dei secoli XV-XXI) ed il Centro Studi “Santa Veronica Giuliani”. Luoghi religiosi che, in vario modo, contribuiscono a definire l’identità locale ed a vivacizzare la vita culturale e sociale.