16 Apr 2026
CITTÀ DI CASTELLO – Nella chiesa di San Domenico, luogo simbolo della presenza di Santa Margherita, numerosi fedeli hanno partecipato lunedì 13 aprile alle celebrazioni liturgiche distribuite nell’arco della giornata, culminate nella S. Messa delle ore 18 presieduta dal vescovo Mons. Luciano Paolucci Bedini. Un momento intenso, nel quale sono stati affidati all’intercessione della Santa i malati, le persone con disabilità e l’intera Diocesi.
La forza rivoluzionaria della piccolezza
Al centro della giornata, l’omelia del vescovo ha offerto una chiave di lettura attuale e profonda della figura della Santa, mettendo in evidenza il forte contrasto tra il Vangelo e la logica dominante del mondo contemporaneo.
“Il mondo attorno a noi – ha osservato il vescovo – ci fa vedere come alcuni, con il potere e la violenza, si impongono sugli altri… cercano la lode per sé stessi. Eppure, proprio in questo contesto noi siamo qui a venerare la piccolezza, ciò che è piccolo, scartato, quasi nascosto, sicuramente impotente”.
Un contrasto netto, che diventa provocazione per i credenti: da una parte “arroganza, divisione, giudizio, esclusione”, dall’altra la testimonianza luminosa di chi, come Margherita, ha scelto la via dell’amore e del dono totale di sé. “Chi si fa piccolo e per amore spende tutta la propria vita al servizio degli altri, in realtà vince”, ha sottolineato il vescovo, indicando nella Santa una testimone della “vera battaglia” della vita: quella della pienezza, della verità e della bellezza dell’esistenza.
Un passaggio particolarmente incisivo ha riguardato il valore della santità oggi: “I Santi non sono stati bravi, i Santi sono stati rivoluzionari”, perché hanno fondato la loro vita non sulla forza umana, ma “sull’umiltà di affidarsi completamente alle mani di Dio”. Una rivoluzione silenziosa ma potente, “di cui – ha concluso – il mondo ha bisogno”.
Il chiostro di San Domenico racconta la Santa
Accanto ai momenti liturgici, la giornata è stata arricchita da un’iniziativa culturale e spirituale molto partecipata. Nel chiostro del convento di San Domenico, volontari de “Le Rose di Gerico Ets” e dell’Associazione Chiese Storiche hanno guidato i presenti in un percorso narrativo dedicato alla vita di Santa Margherita. Attraverso le lunette dipinte, i visitatori hanno potuto ripercorrere gli episodi più significativi della sua esistenza: un racconto che intreccia tradizione orale e fonti scritte, restituendo la profondità della devozione popolare nei secoli.
Il chiostro e la chiesa si confermano così luoghi vivi della memoria: spazi che non solo custodiscono la storia della Santa, ma continuano a trasmettere il legame profondo tra Margherita e la città che l’ha accolta, accompagnando generazioni di fedeli nel loro cammino spirituale.
Una testimonianza che parla ancor oggi
Nata con gravi disabilità, Santa Margherita ha saputo trasformare la sofferenza in amore, dedicando la propria vita ai poveri e agli ultimi. Una “piccolezza” che, come ha ricordato il vescovo Mons. Luciano Paolucci Bedini, diventa oggi segno controcorrente e profezia. In un tempo segnato da logiche di potere ed autoreferenzialità, la sua vita continua ad indicare una strada diversa: quella della dignità che nasce dall’essere figli di Dio e della forza che scaturisce dalla carità.
La celebrazione annuale non è dunque solo memoria, ma scuola di vita: “Il luogo – ha detto il vescovo – dove possiamo imparare la grandezza dell’essere figli di Dio e la bellezza di vivere secondo la sua grazia”. E proprio da questa grazia, invocata per il mondo intero, la comunità tifernate riparte, rinnovando il legame con la sua Santa e il
suo messaggio sempre attuale.