Luciano Pellegrini: un autore sempre con un passo più avanti

Luciano Pellegrini: un autore sempre con un passo più avanti

22 Lug 2020

La barriera culturale e mentale è quella più dura

Luciano Pellegrini nonostante la sua grave disabilità, è laureato (Lettere 110 e lode), ha all’attivo 37 anni di attività letteraria con manifestazioni varie e 15 pubblicazioni (fiabe, narrativa, poesia, saggistica) nonché 20 anni di associazionismo e volontariato. Presiede la A.L.E.A. – Associazione “L’Essere Armonia”  a.p.s.: Per una società senza barriere mentali e comportamentali, le quali, prima ancora ed in maniera più incisiva, di quelle fisiche ed  architettoniche, ledono il benessere individuale e collettivo. Così organizza meglio, anche in collaborazione con altre associazioni ed enti pubblici e privati, manifestazioni come dibattiti su ambiente, disabilità, salute, mostre artistiche, rassegne poetiche e premi letterari.

Da anni afferma che “la barriera più grande è culturale, tutte le altre ne sono l’ovvia conseguenza”. Qui per cultura non intende diplomi, lauree o libri letti, bensì il modello che coinvolge un’intera comunità, uno Stato, un continente, il mondo intero. Visione che condiziona il modo di pensare, di agire e di comportarsi con gli altri. Quindi, se è vero che malattie o altre cause delimitano la vita, a far soffrire di più la persona con varie tipologie di disagio, è il comportamento degli altri. Le sue azioni partono dal presupposto che un’ottica più civile eliminerà spontaneamente le barriere architettoniche e civili, aumentando di conseguenza i servizi carenti.  È proprio questo lo stereotipo contro cui Luciano Pellegrini si batte con pubblicazioni, dibattiti, video e progetti. Egli è sempre andato oltre il suo tempo. Come trent’anni fa veniva quasi deriso perché invece di adeguarsi ai discorsi sulle barriere architettoniche, già puntava il dito contro le barriere culturali, da cui dipendono comportamenti e modo di pensare. È un concetto che oggi comincia ad essere di uso comune.

Da tempo Pellegrini cerca continue opportunità per mediare in modo efficace a questa “forma mentis” che ancora oggi complica non poco la coesistenza e l’interazione tra persone con disabilità e quelle cosiddette normodotate. I suoi obiettivi puntano ad incentivare la carente integrazione sociale e prendere coscienza delle tante barriere architettoniche e mentali. Ha così realizzato un fotostory intitolato “La scommessa”. L’idea è nata anni fa, prendendo come modello fumetti o i fotoromanzi di una volta. La storia – tratta da un suo racconto pubblicato nel 1998 – vuole narrare con foto, dialoghi e didascalie, alcune problematiche che si trovano ad affrontare le persone disabili. Qui, normalità e disabilità si incontrano, si scontrano e poi si amalgamano in rapporti che trasformano psicologicamente e mentalmente i protagonisti. Una vicenda semplice ma intensa, dove un rapporto fisico, facile da immaginare per chi non ha problemi di bellezza e vive nel modello standard con gli svaghi più comuni, diventa ostacolo spesso insormontabile per chi si trova in condizioni fisiche più difficili.  Nel 2007 la prima edizione, da lui stesso interpretata insieme ad alcuni amici, fu frutto di un lungo lavoro fotografico, organizzativo e grafico.  Fu il punto di partenza per un interessante incontro-dibattito a cui parteciparono oltre ai protagonisti, psicologi, sociologi, neurologi, sessuologi, assistenti sociali e rappresentanti di associazioni di categoria. A gennaio è stato ristampato con lo scopo di riproporre i temi e continuare la sensibilizzazione perché l’eclettico autore ha notato che l’atteggiamento delle persone a cui viene proposto di soffermarsi su questi temi è sempre quello della fuga e del disagio. La scelta di questa formula deriva dal fatto che oggi si tende a leggere poco e le immagini hanno un effetto maggiore e più diretto. Il messaggio arriva con più facilità, con più efficacia. È una proposta che aspira ad una maggiore riflessione verso la diversità e la disabilità. Tuttavia, nel modo di agire di Pellegrini non c’è solo serietà, volontà e coerenza ma c’è anche una parte importante che aiuta ogni essere senziente: l’ironia. È un modo di alleggerire tensioni e dolore, dove la pazienza è molto spesso messa a dura prova. E proprio per questo è stato girato il video clip “Mr. Handy & Kap” che mostra in maniera ironica e dilettevole, alcune difficoltà di persone con disabilità. Prendendo spunto dalle divertenti scene di Keaton, Charlot, Stanlio e Ollio e soprattutto Mr. Bean, si è voluto dare questo ulteriore messaggio.

Ma Luciano Pellegrini non si ferma qui nel suo scopo di sensibilizzare la mentalità comune di vedere chi ha una disabilità come essere umano con caratteristiche psicofisiche identiche ai normodotati. Dice infatti Anche noi disabili abbiamo le stesse aspirazioni e tendenze. Ovviamente ogni soggetto deve fare i conti con difficoltà che gli sono proprie. Io so bene cosa significa nonostante sono stato sposato per anni, ho avuto due figli – che hanno 32 anni e quasi a riscattare, sono ballerini laureati e professionisti – ed attualmente convivo con la mia nuova compagna. Il mio carattere inarrendevole e l’esperienza che ne deriva, mi fa essere ferreo sostenitore della figura della cosiddetta “Assistenza sessuale” utile quanto la normale assistenza sociale.  Questa forma di sostegno implica il senso umano di un’educazione-rispetto, che raffigura il grado di civiltà di uno stato e di un popolo. Si tratta di uno dei diritti alla salute e al benessere psicofisico di ogni individuo. Per Assistenza Sessuale qui non si intende quel significato puramente letterale associato al concetto stereotipo della prostituzione. Si tratta invece di una entità nuova nata appositamente per aiutare persone con disabilità diverse in quelle sfumature sulla sfera affettiva, emotiva e quindi fisico-sessuale.  So che esistono in Svizzera (e penso stia nascendo qualcosa in Italia settentrionale) organizzazioni o associazioni di queste figure professionali, maschili e femminili. Sono persone che in base alle proprie tendenze etero, omo o bisex, aiutano chi ha una disabilità a vivere   salutari esperienze erotiche, sensuali e sessuali anche facendo leva sul proprio vissuto. Assistenti che non si concentrano sul solo approccio fisico, ma ovviamente preparati, teoricamente e psicologicamente, ad incontri e contatti che coinvolgeranno tutto l’essere della persona con disabilità. Sono contatti utili a sciogliere nodi psicologici, mentali e di conseguenza fisici, derivanti, come al solito da una cultura ed uno stereotipo banale e limitato: per dirla breve incivile e inumano. È una parte dell’etica da Pellegrini sempre combattuta, che prosegue l’idea ipocrita che intende le persone con difficoltà sotto l’etichetta dell’“asessualità”, o peggio, a considerarle inadatte a vivere la sessualità. E conclude Nessuno ha il diritto, in nome di qualsiasi etica e morale, di impedire a chicchessia di vivere e sperimentare quelle emozioni e sensazioni che sono fonti personalissime di autostima, benessere e consapevolezza del proprio fisico e del proprio essere.