MATTIA COLOMBO VINCE LA PRIMA EDIZIONE DEL CONCORSO “VOCI DAL CORRIDOIO”

MATTIA COLOMBO VINCE LA PRIMA EDIZIONE DEL CONCORSO “VOCI DAL CORRIDOIO”

19 Ott 2020

SAN GIUSTINO – L’associazione Medem di Città di Castello ha promosso nei mesi scorsi la prima edizione del concorso per monologhi teatrali “Voci dal corridoio”.

Finalità del concorso è quella di promuovere la scrittura drammaturgica teatrale e dare la possibilità agli autori del testo di vedere rappresentato il loro monologo in uno spazio teatrale, davanti al pubblico, dagli attori individuati dalla compagnia tifernate.

Lo scorso 10 ottobre sul palco del Teatro Astra di San Giustino sono andati in scena i monologhi finalisti, scelti tra le 30 proposte pervenute da tutt’Italia.

La giuria del concorso ha selezionato 5 monologhi:

– “La Panda è mia” di Andrea Franceschetti (Pieve Santo Stefano – AR) – crepitante succedersi di gags e battute dal sapore cabarettistico recitato da Leonardo Caprini.

– “Altri istanti” di Eros Olivotto (Sant’Ambrogio di Valpolicella – VR) – un ondeggiare di ricordi e ferite, una ricerca annebbiata dall’isolamento, interpretato da Alessia Martinelli,

– “Orazione funebre a codogno” di Vasco Ferretti (Montecatini – PT) – un’elegia funebre di intima e costernata desolazione portato sul palco da Irene Bistarelli,

– “Liberina addolorata” di Miriam Oufatah (Milano) – un racconto fra aneddoti e pettegolezzi, speranza ed amarezza, del personaggio cui ha dato vita Giovanna Guariniello,

– “…E poi dritto fino all’assurdo (e ritorno)” di Mattia Colombo (Milano) – portato sul palco da Luca Falleri.

Proprio quest’ultimo testo del giovane autore milanese è stato premiato dal pubblico al termine della serata a San Giustino.

Il testo, portato in scena da Luca Falleri, aveva “raccolto il favore della giuria per aver utilizzato l’espediente dell’esercizio di stile, rappresentando il viaggio di una mente mobile dentro un corpo fermo, ed aver tracciato i perimetri di un monologo molto ricco. Un flusso di coscienza che utilizza citazioni ed aneddoti non come semplici variazioni ma come strumenti di scavo, per procedere più in profondità verso la formulazione di una ipotesi sul funzionamento delle storie. Un obiettivo che l’autore persegue con leggerezza ma fervore letterario, alternando un registro divertente ad una dimensione più contemplativa ed intensa”.