PIETRE DI INCIAMPO IN RICORDO DEI DEPORTATI ANCHE A CITTÀ DI CASTELLO, CONSIGLIO COMUNALE VOTA ORDINE DEL GIORNO

PIETRE DI INCIAMPO IN RICORDO DEI DEPORTATI ANCHE A CITTÀ DI CASTELLO, CONSIGLIO COMUNALE VOTA ORDINE DEL GIORNO

10 Set 2020

CITTÀ DI CASTELLO – Nella seduta di lunedì 7 settembre il Consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno si chiede che anche Città di Castello abbia le sue “Pietre d’inciampo” in memoria dei deportati della Seconda Guerra Mondiale, che saranno individuate da un gruppo di lavoro coordinato dall’Istituto di storia politica e sociale “Venanzio Gabriotti”.

Nel documento si impegnano Sindaco e Giunta “a prendere in considerazione la predisposizione ed il posizionamento delle Pietre d’inciampo anche nel nostro comune ed a promuovere eventualmente la costituzione di un Comitato per le Pietre d’inciampo del Comune di Città di Castello o dell’Alto Tevere. A dare indicazioni alla struttura comunale per mettere a posa le pietre d’inciampo a partire dal 27 gennaio prossimo; ad incaricare un gruppo di studio coordinato dall’Istituto “Gabriotti”, quale Istituto storico locale, per l’individuazione delle persone e dei luoghi nonché per stabilire relazioni ai fini della ricerca storica e della divulgazione della memoria con le autorità e le associazioni tedesche dei territori dove i tifernati furono deportati; a considerare tutte le azioni possibili per mantenere in vita la memoria di ciò che è stato ma che non deve più essere”.

Le pietre d’inciampo sono un piccolo blocco quadrato di pietra (10 x10 cm.), ricoperto di ottone lucente, posto in genere davanti alla porta della casa nella quale ebbe ultima residenza un deportato nei campi nazisti.

“Ne ricorda – si legge nel documento – il nome, l’anno di nascita, il giorno e il luogo di deportazione, la data della morte. In Europa ne sono state installate già oltre 50.000, la prima a Colonia, in Germania, nel 1995. In tedesco sono gli Stolpersteine, ovvero le pietre di inciampo. L’iniziativa ha la paternità dell’artista Gunter Demnig (nato a Berlino il 24 ottobre 1947) come reazione ad ogni forma di negazionismo e di oblio, e per ricordare e rendere omaggio a tutte le vittime del nazionalsocialismo, che per qualsiasi motivo (religione, razza, idee politiche, orientamenti sessuali) siano state perseguitate. Ed è stato grazie ad un passa parola tanto silenzioso quanto efficace che oggi si incontrano pietre di inciampo in oltre 1.800 città europee. La caratteristica distintiva di Stolpersteine, rispetto a qualunque altro monumento dedicato all’Olocausto, è quella di creare, esattamente nello stesso luogo in cui abitò la vittima dei nazisti e dei loro alleati, quella che allo stesso tempo rappresenta una commemorazione personale ed un invito alla riflessione. Un semplice sampietrino quindi, come i tanti che pavimentano le strade delle città, ma dalla forza evocativa senza precedenti, perché collocato davanti all’abitazione dei deportati. Nel nostro territorio comunale non vi è stata alcuna deportazione di ebrei, né italiani né stranieri, anzi nella nostra città una famiglia ebreo-tedesca, i Korn, ha trovato la salvezza grazie a Mons. Beniamino Schivo. É altrettanto vero, però, che vi furono almeno 23 giovani uomini tifernati (14 dei quali tra i 17 e i 21 anni,) che nel maggio 1944 furono rastrellati e deportati in alcuni lager situati in Germania insieme ad altri dei comuni vicini. Seppur non destinati alla “soluzione finale”, furono costretti al lavoro forzato nelle fabbriche dell’industria bellica tedesca in condizioni disumane, identiche a quelle dei campi di sterminio. Cinque di essi, ovvero Cesare Falleri, lvreo Giuseppini, Armando Polpettini, Primo Tacchini (tutti di 17 anni) ed Angelo Stocchi non fecero più ritorno, vittime di lavoro massacrante, sottoalimentazione, freddo e percosse. Ciò premesso e visto che la finalità della Legge n. 211 del 20 luglio 2000, con cui il Parlamento italiano ha istituito la ricorrenza del Giorno della Memoria è quella di considerare il 27 gennaio come una giornata per commemorare tutte le vittime del nazionalsocialismo e dell’Olocausto”.