RICCIO DI PASTORALE DEL MUSEO DIOCESANO TIFERNATE, INTERVENTO GRAZIE AL ROTARY CLUB CITTÀ DI CASTELLO

RICCIO DI PASTORALE DEL MUSEO DIOCESANO TIFERNATE, INTERVENTO GRAZIE AL ROTARY CLUB CITTÀ DI CASTELLO

27 Apr 2021

CITTÀ DI CASTELLO – Venerdì 23 aprile si è conclusa la delicata operazione di ricollocazione nella vetrina appositamente progettata del Riccio di Pastorale, uno dei più preziosi capolavori di oreficeria conservati nel Museo diocesano di Città di Castello.

“Il Pastorale – afferma Catia Cecchetti, direttrice della struttura museale – è un esempio di arte orafa senese del 1324 circa, attribuito al senese Goro di Gregorio. Dal 2000 è conservato nella sala II del Museo. Faceva parte della collezione ancora prima dell’ampliamento dei locali museali: va ricordato che negli anni ‘70 fu trafugato, ritrovato in modo fortuito e riconsegnato da un concittadino. Il manufatto è ancora oggi oggetto di studio sia per quanto riguarda l’attribuzione che la datazione: ne parlano, sottolineandone la preziosità, studiosi locali quali il Magherini Graziani, C. Rosini ma anche storici dell’arte e dell’oreficeria di indiscussa fama quali M. Salmi, U. Gnoli e P. Toesca”.

Le operazioni di pulizia ordinaria del Pastorale e patinatura degli smalti sono state effettuate dall’orafo tifernate Sergio Bartoccioni e dai figli Riccardo ed Andrea. La loro bottega orafa vanta un’antica tradizione nella nostra città: il manufatto fu infatti già sottoposto in passato ad un accurato intervento da parte loro. I lavori, iniziati nel gennaio scorso, sono stati regolarmente autorizzati ed hanno visto la supervisione della dott.ssa Maria Brucato, funzionario di zona della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria.

Il laboratorio è stato allestito a piano terra nella sala dove l’opera è conservata e qui sono state effettuate tutte le operazioni in sicurezza, secondo le attuali normative anti Covid ed a museo chiuso. La procedura di pulizia ordinaria dell’argento è stata ritenuta quanto mai necessaria e le operazioni sono state avallate dall’Ufficio Beni culturali della Diocesi, dal suo direttore Gian Franco Scarabottini e naturalmente volute dal vescovo Mons. Domenico Cancian. Quest’ultimo, nel ricordare la funzione pastorale di quest’opera usata dai vescovi come simbolo e guida del loro gregge, intende ringraziare per la sensibilità dimostrata il Rotary Club Città di Castello che ha finanziato l’intervento ed in modo particolare il suo presidente dott. Alessandro Leveque, che non ha mancato di seguire le varie operazioni insieme al consiglio direttivo ed ai soci.

L’intervento ha riportato al suo originario splendore il manufatto che colpisce per la delicatezza della voluta e delle statuine quali l’Angelo, la Madonna e il Vescovo inginocchiato, oltreché per la bellezza degli smalti che impreziosiscono le figure di Santi e degli animali fantastici lavorati a traslucido.

“Il Riccio di Pastorale – precisa Catia Cecchetti – nel 1434 era custodito da Meo de’ Fucci che ne concesse l’uso al vescovo Sinibaldo (Giovanni Magherini Graziani, L’Arte a Città di Castello, 1897, p. 310). Molti sono ancor oggi gli interrogativi legati alla provenienza del manufatto, alla sua datazione ed all’autore: per questo si sta lavorando ad una Giornata di studio, sempre in collaborazione con  il Rotary Club Città di Castello, che si terrà nel prossimo autunno, con la preziosa collaborazione del prof. Mirko Santanicchia, docente di Storia dell’Arte medievale all’Università degli Studi di Perugia. Tale appuntamento scientifico vuol accrescere il valore scientifico di questo capolavoro che la nostra città e la Diocesi tifernate hanno la fortuna di possedere”.