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RIFORMA DEL TERZO SETTORE, VOLONTARIATO PROTAGONISTA IN OGNI TERRITORIO

RIFORMA DEL TERZO SETTORE, VOLONTARIATO PROTAGONISTA IN OGNI TERRITORIO

Conferenza dedicata alla riforma del 2017: i Cesvol erogano servizi ai volontari, sempre più parte integrante della società

 “L’Umbria ha vissuto negli ultimi anni un impoverimento. Per questo il Terzo Settore ha assunto responsabilità sempre maggiori, per dare il proprio contributo alla tenuta ed al miglioramento delle condizioni generali della regione”. Le parole di Paolo Tamiazzo, portavoce Umbria al Forum Terzo Settore, sintetizzano la giornata. Venerdì 17 gennaio a Perugia, presso l’Hotel Giò, un nutrito pubblico ha ascoltato i relatori della conferenza sulla Riforma del Terzo Settore “al centro del volontariato”.

Numerosi i relatori presenti, all’evento perugino. Il presidente CSVnet Stefano Tabò spiega che “la Riforma del Terzo Settore segna un prima e un dopo per il volontariato italiano. Sempre maggiore è la responsabilità dei volontari nel proprio territorio. La riforma riesce a favorire la cooperazione tra centri di servizio, laddove volontariato significa collaborazione. Rispetto alla nascita dei Cesvol  dal 1997/1998, con l’affermazione del principio di sussidiarietà, oggi sono necessari pre-requisiti di garanzia per chi gestisce le sedi territoriali. Grazie alla riforma, è dovere di tutte le pubbliche amministrazioni promuovere la cultura del volontariato, cresciuto in quantità e qualità e fondamentale nella nostra società”. Luca Degani, consigliere nazionale Terzo Settore, aggiunge che “prima della Riforma i Cesvol lavoravano per le associazioni di volontariato, mentre oggi le coinvolgono nella vera e propria economia nazionale”.

Qual è il ruolo dei Cesvol a livello nazionale e locale? Il direttore Cesvol Umbria Salvatore Fabrizio lo spiega: “la nostra realtà vede consolidarsi la propria funzione di organizzare, gestire, erogare servizi di supporto tecnico, formativo e informativo per promuovere il ruolo dei volontari. Il principio di economicità che realizza economie di scala. Il principio di territorialità-prossimità volto a ridurre la distanza tra fornitori e destinatari. Il principio di universalità per garantire pari opportunità e accesso ai servizi. Il principio di trasparenza assicurato dalla pubblicazione dei bilanci e l’adozione di una carta dei servizi. Il principio di integrazione volto alla collaborazione tra sedi Cesvol. Il principio di qualità reso possibile da strumenti di rilevazione e controllo”. E chi vigila sul corretto utilizzo delle risorse da parte dei Centri? Con la Riforma del Settore al posto dei comitati di gestione subentrano gli Organismi Territoriali di Controllo, “composti da 13 membri: le fondazioni bancarie designano il presidente, 2 membri sono nominati dagli enti del terzo settore, 2 dall’Anci, 2 dalle Regioni.

A chi sono destinati i servizi erogati? Lo spiega Silvia Camillucci, coordinatore Cesvol Umbria: “La Carta dei Servizi garantisce alle associazioni di volontariato sei macro-aree di servizi: promozione-orientamento, consulenza-assistenza, formazione resa possibile da workshop e corsi specifici, comunicazione grazie allo spazio garantito nei siti internet dei Cesvol e nei social, servizi di editoria sociale, con la realizzazione di produzioni editoriali del e sul volontariato,  documentazione con l’esistenza di un database unico e con la Biblioteca del Volontario, servizi di progettazione, con il supporto e l’accompagnamento ed assistenza per partecipare a bandi ed altre opportunità di finanziamento, di supporto tecnico-logistico grazie all’attività di front office e segretariato. Ogni associazione può chiedere di avere accesso a tali servizi accreditandosi alla sede di competenza”.

Gli organi che regolano i Cesvol: il presidente Cesvol Umbria Giancarlo Billi spiega che “le associazioni di volontariato eleggono i 66 delegati dell’Assemblea Regionale, i 12 membri del Consiglio direttivo, nonché i relativi presidenti, garanti e organi di controllo”. Con la Riforma del Terzo Settore è quindi nato l’Onc (di cui gli Otc rappresentano il riferimento su base regionale e territoriale), organismo nazionale di controllo sotto forma di fondazione di diritto privato sottoposta alla vigilanza del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. I 13 membri sono nominati dalle fondazioni di origine bancaria, da Csvnet, dal Forum del Terzo Settore, dal ministero stesso e dalle Regioni. E’ dunque l’Onc ad amministrare il Fondo Unico Nazionale che finanzia le attività dei Cesvol e le risorse provengono dalle fondazioni bancarie, e sono integrate con risorse aggiuntive, frutto degli effetti del credito d’imposta, un vantaggio fiscale riconosciuto dallo Stato sul 100% delle somme versate delle Fondazioni al Fondo Unico Nazionale.

Il presidente Billi sottolinea che “il lavoro dei Cesvol consente alle associazioni accreditate di risparmiare diverse migliaia di euro annue, tra costi che avrebbero speso per consulenti amministrativi e fiscali, progettisti, servizi di grafica e di editoria, servizi di progettazione, partecipazione a corsi di formazione ed altri tipi servizi tecnici”.

I passaggi istituzionali e i numeri della Riforma: nel 2016 il censimento Istat rileva 336.000 istituzioni non profit, composte da 5.500.000 volontari. Nello stesso anno, il 6 giugno il Parlamento approva la “legge di Riforma del Terzo Settore”, n. 106. Il decreto legislativo n. 117 istituisce gli enti del terzo settore, in data 3 luglio 2017: nasce quindi la Riforma del Terzo Settore. E’ proprio il Codice del Terzo Settore a riconoscere il ruolo dei Centri di Servizio diffusi su tutto il territorio nazionale, ribadendo  la loro funzione precipua di  “organizzare, gestire ed erogare servizi che rafforzano presenza e ruolo dei volontari” negli enti di terzo settore, in particolare nelle associazioni di volontariato.

Una serie di sfide da affrontare, insomma, per i Cesvol nazionali, come affermato dal vicepresidente Cesvol Umbria Lorenzo Gianfelice. Sfide a cui anche il Cesvol Umbria lavora ogni giorno.

Michele Baldoni – servizio comunicazione Cesvol Umbria