21 Set 2021
CITTÀ DI CASTELLO – Attraverso una ricerca di welfare aziendale, la cooperativa sociale “La Rondine” offre un prezioso contributo alle indagini sugli strascichi del Covid -19.
Nelle ultime settimane un’equipe di esperti guidata dalla psicologa Valentina Tellini ha sottoposto i soci della cooperativa ad un questionario mirato ad indagare quali fossero stati i loro vissuti in merito alla pandemia ed ai vari regimi di restrizioni, quali fossero le loro difficoltà e quali risorse avessero messo in campo per affrontarli. Una “fotografia” della cooperativa piuttosto dettagliata che ha consentito di individuare, oltre alle caratteristiche generali dei soci, anche i bisogni e le risorse relative alla situazione pandemica in atto.
La ricerca si è poi concentrata soltanto sui soci che hanno contratto il Covid-19, evidenziando come in alcuni di essi (circa il 12%) sia emersa la cosiddetta “nebbia cognitiva” post Coronavirus, ovvero una sorta di offuscamento e stanchezza mentale che colpisce i guariti, i quali provano grande fatica nel compiere le azioni del quotidiano come lavorare, guidare la macchina o fare la spesa.
Questi risultati hanno portato i soci interessati ad una valutazione cognitiva vera e propria attraverso la somministrazione di una batteria diagnostica completa, fino a ricevere un pacchetto di sedute di stimolazione cognitiva con lo scopo di riabilitare le aree maggiormente colpite dagli strascichi del Covid.
“Ci siamo voluti prendere cura della salute dei nostri soci – dichiara Luciano Veschi, presidente della cooperativa sociale “La Rondine” – e capire quali conseguenze ha lasciato il Covid-19, oltre alle difficoltà che abbiamo vissuto e stiamo vivendo tra quarantene, procedure sanitarie e distanziamenti. Una cura necessaria per dei lavoratori che a loro volta si occupano degli altri e soprattutto di persone con fragilità. Questa ricerca ci ha condotto a risultati importanti, che abbiamo ritenuto giusto condividere con l’obiettivo di mettere a disposizione il nostro protocollo sperimentale con quelle aziende o cooperative che vorranno seguire il nostro percorso”.
“L’indagine condotta dalla cooperativa – spiega la dott.ssa Valentina Tellini -conferma quanto già evidenziato da studiosi e ricercatori circa le conseguenze più o meno transitorie a carico del cervello per una persona su 20 che ha contratto il virus e ne è guarita. Quest’indagine ci ha consentito di scoprire la cosiddetta “nebbia cognitiva” tra i nostri soci lavoratori e dare loro il giusto supporto terapeutico, evidenziando difficoltà che probabilmente non sarebbero emerse o peggio sarebbero state sottovalutate. Spero che altre aziende possano dare seguito al nostro lavoro e magari confrontarsi con noi sul tema”.
I risultati della ricerca di welfare aziendale sono stati sottoposti anche ad Andrea Bernardoni (responsabile regionale delle cooperative sociali, delle imprese sociali e delle cooperative di comunità presso ARCS Legacoop) nel corso di un incontro che si è tenuto lunedì 20 settembre nei locali della Residenza “San Francesco di Sales”, a Città di Castello.
“Quanto fatto dalla cooperativa “La Rondine” – sottolinea Bernardoni – rappresenta una buona pratica, che merita di essere estesa a livello nazionale tra le cooperative sociali e le altre imprese. È infatti importante supportare le persone che hanno contratto il virus con un sostegno costante, in modo da riaccompagnarle alla normalità nella vita lavorativa e sociale”.