SUCCESSO PER IL CONCERTO DEL 1° MAGGIO A “CERAMICHE NOI”

SUCCESSO PER IL CONCERTO DEL 1° MAGGIO A “CERAMICHE NOI”

4 Mag 2021

CITTÀ DI CASTELLO – “Con il concerto in fabbrica a “Ceramiche Noi”, simbolo di resilienza e ripresa solidale, la città, la comunità locale e regionale hanno consegnato al Paese nel giorno del 1° maggio, Festa del lavoro, una bella pagina di vita vera che non dimenticheremo. Vedere gli operai della cooperativa, maestri nella lavorazione della ceramica, assistere al concerto dal proprio posto di lavoro e scorgere nei loro occhi soddisfazione, orgoglio e qualche lacrima è stato per tutti noi il più bel segnale di coesione e di speranza per il futuro. Il concerto delle eccellenze artigianali, artistiche e culturali ha colpito nel segno. La musica in fabbrica è un format da ripetere in altre aziende. Grazie”.

È quanto dichiarato dal sindaco Luciano Bacchetta al termine della messa in onda sui canali social e tv del concerto in fabbrica tenuto da Fabio Battistelli al clarinetto e Stefano Falleri alla chitarra, registrato a “Ceramiche Noi”, azienda di Città di Castello simbolo per la sua storia di grande coraggio.

Una novità assoluta nella giornata del 1° Maggio. Dal palcoscenico alla fabbrica: clarinetto e chitarra per il concerto della resilienza e della speranza per la ripartenza. Mezz’ora di musica intervallata da brevi interventi istituzionali e dalla lettura di brani della Divina Commedia trasmessa in streaming sui canali social del Comune di Città di Castello e proposta si varie emittenti e radio locali e regionali.

È così andato in scena il concerto delle “eccellenze” registrato fra bancali, muletti, scatole ed imballaggi. I maestri Fabio Battistelli e Stefano Falleri hanno eseguito una serie di brani “icone” del miglior repertorio del maestro Morricone, di Carosone e Pixinguinha-Lacerda e proposto un’esibizione magistrale di “Um a zero”, intervallati dalla lettura del canto V della Divina Commedia interpretato in maniera superlativa dagli attori Elena Galvani e Jacopo Laurino di Stradanova Slow Theatre.

Per mezz’ora i palcoscenici dei teatri si sono trasferiti idealmente ed anche concretamente in una location unica ed inedita, lo stabilimento “Ceramiche Noi” di Città di Castello, azienda artigianale di grande pregio ma soprattutto simbolo di resilienza e tenacia nel superare mille ostacoli, pandemia compresa. Meno di 20 dipendenti, 17 attualmente per la precisione fra soci della cooperativa e lavoratori (11 i soci, 9 uomini ed 8 donne, età media 40 anni) che in 2 anni si sono ritrovati a passare dal dramma della chiusura dell’azienda per cui lavoravano, dopo aver ricevuto la notizia della possibile delocalizzazione del sito produttivo in Armenia, alla rinascita e ed al rilancio in termini di produzione e posti di lavoro: in pieno lockdown hanno addirittura incrementato di 2 unità il proprio organico.

Il presidente della cooperativa Marco Brozzi e tutti gli altri soci lavoratori hanno trovato la forza di ripartire mettendo in piedi, grazie alle proprie risorse finanziarie (tutta la loro Naspi ed una parte del Tfr, per un totale di 180.000 euro) ed al supporto di Legacoop Umbria e dei sindacati, un’azienda che è diventata il simbolo della resilienza non solo al Covid ma anche alle avversità quotidiane. Hanno così riconquistato i vecchi clienti (per il 90% negli Stati Uniti) senza mai fermarsi durante tutto il lockdown, sfornando manufatti in ceramica unici come il piatto “antibatterico”. Fra gli ambiziosi progetti c’è ora quello dello sbarco nei mercati di alta qualità e lusso in tutto il mondo, con particolare riferimento a Giappone e Corea del Sud.

I due artisti, non nuovi ad inedite performance, hanno suonato davanti alla platea dei dipendenti dell’azienda e ad una delegazione composta dal sindaco Luciano Bacchetta e dall’assessore allo sviluppo economico Riccardo Carletti, da rappresentanti del mondo sindacale (Euro Angeli, segretario generale Filctem Cgil e Dino Ricci, presidente di Legacoop  Umbria, da sempre vicini ai lavoratori della Cooperativa ed in parte artefici della loro rinascita e rilancio) e da Maria Cristina Goracci, presidente di “Castello Danza” e portavoce di tutti coloro che lavorano ed operano a vari livelli nel settore artistico-teatrale e dello spettacolo.

Un concerto inedito anche per la “scenografia”. Fra un bancale e l’altro, pile di piatti e vassoi di ceramica nell’ampio magazzino accanto al laboratorio della produzione è stato allestito un angolo delle eccellenze a voler testimoniare l’accostamento fra la musica, l’arte, la cultura, tutto il panorama che ruota attorno allo spettacolo nelle diverse espressioni (in ginocchio da tempo causa pandemia) ed i simboli concreti di questi ambiti produttivi, anch’essi eccellenze del territorio e della tradizione made in Italy. Sopra un tavolo in rovere realizzato dai maestri artigiani del mobile in stile di Città di Castello (unici a lavorare il legno secondo tecniche secolari), impreziosito da una sella in lino con fasce rosa realizzata su telai dell’800 dalle socie lavoratici di Tela Umbra, appoggiata sopra un leggio in legno pregiato intarsiato, era posta una prestigiosa copia della Divina Commedia, parte di una collezione in edizione limitata: e poi ancora scarpette da danza classica incrociate ed una maschera di teatro. Una scenografia decisamente suggestiva, completata da una splendida riproduzione dello “Sposalizio della Vergine” di Raffaello eseguita in pictografia ad olio su tavola antica dal maestro Stefano Lazzari della “Bottega Tifernate”, realizzata in scala 1:2 rispetto all’originale custodito nella Pinacoteca di Brera di Milano.

Al termine dell’applaudita performance musicale, fra qualche lacrima di commozione ed orgoglio dei dipendenti, Patrizia Venturini, sindacalista-attrice (in passato la più giovane prima segretaria donna nel comparto della scuola a livello nazionale) già vicepresidente dell’Associazione “Ottobre”, fondata e presieduta per 20 anni da Valeria Ciangottini, quasi a voler suggellare un evento unico che sarà senza dubbio il simbolo della ripartenza del Paese e della Festa del Lavoro ha letto, accompagnata dalle note del clarinetto e della chitarra, un toccante passaggio di un intervento di Giuseppe Di Vittorio.