“UN MONDO DA RAMMENDARE”: RIFLESSIONI A TUTTO TONDO DEL CARDINALE BASSETTI SU SOCIETA’, CORONAVIRUS, “IN UN MONDO FERITO E DIVISO”

“UN MONDO DA RAMMENDARE”: RIFLESSIONI A TUTTO TONDO DEL CARDINALE BASSETTI SU SOCIETA’, CORONAVIRUS, “IN UN MONDO FERITO E DIVISO”

28 Giu 2020

PERUGIA – La società contemporanea, il coronavirus e i nuovi untori, la prudenza come necessità. Il presidente Cei Gualtiero Bassetti mette nero su bianco un’Importante riflessione, pubblicata oggi 26 giugno 2020 nel periodicoLa Voce”.

 

E’ con la rubrica “Il pane e la grazia” che il presidente Cei e vescovo di Perugia-Città della Pieve esterna il proprio pensiero, nel periodico “La Voce”. Bassetti afferma che “mai come oggi è opportuno utilizzare la virtù della prudenza. Ci sono infatti segnali contrastanti in merito al coronavirus, che ormai da mesi riguarda l’intero pianeta. Mentre in Italia si cerca di tornare a uno stile di vita normale, pensando alle vacanze, il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus ha affermato che nel mondo la pandemia continua ad accelerare”.

 

Dalla sua rubrica quindicinale, https://www.lavoce.it/?s=il+pane+e+la+grazia , il presidente Cei Bassetti fa infatti riferimento ai nuovi allarmi sanitari che provengono dalla Germania, dagli Stati Uniti, dal Brasile e dalla Cina. Si sovrappongono le cronache quotidiane, le statistiche ufficiali, le testimonianze eroiche dei medici e anche una lunga serie di ardite teorie sull’origine del coronavirus. Una sorta di nuova Babele. Molti commentatori, in questi mesi, hanno evocato “I Promessi Sposi” di Manzoni, ove leggiamo l’attualità: miscredenza iniziale, misure drastiche di controllo dell’epidemia, morte tragica nel lazzaretto di Milano, fino ai processi agli untori. Quest’ultimo elemento è inquietante nel mondo contemporaneo: il rischio più grande, oggi, è che dalla paura della pandemia si passi alla rabbia sociale”.

 

Un punto delicato, quello della rabbia sociale. Bassetti, dalla propria rubrica quindicinale nel periodico “La Voce”, evidenzia il timore che tale atteggiamento “possa scagliarsi, di volta in volta, contro i nuovi untori: una potenza straniera colpevole di aver prodotto o esportato il virus, un’istituzione statale (regione, scuola) giudicata incapace di gestire la crisi, una categoria sociale ritenuta ingiustamente protetta (gli statali), una comunità ecclesiale responsabile di aver diffuso la malattia. Una lista lunghissima ed estremamente pericolosa, quella dei nuovi untori, drammaticamente amplificata dal nostro mondo così interconnesso e globale ma anche così profondamente ferito e diviso”.

 

Un mondo diviso. E’ toccando quest’argomento che Bassetti sottolinea “il tessuto sociale della società contemporanea ormai da tempo sfibrato. Una lacerazione sempre più visibile, che sta progressivamente facendo venir meno il significato profondo di fraternità, comunione, vivere insieme. Al suo posto sembrano regnare un individualismo esasperato e un relativismo etico. È da queste due angosciose dimensioni sociali che sorge la necessità di trovare nell’altro un untore, un colpevole, e non una persona amica, una persona in cui vedere il volto di Cristo. Compito dei cristiani e di tutti gli uomini e le donne di buona volontà è trovare lo sguardo del samaritano, il gesto di amore di chi rammenda che è strappato, per amare ciò che viene odiato. Non sappiamo come sarà il mondo dopo il coronavirus. Per usare le parole di Alessandro Manzoni, non sempre ciò che viene dopo è progresso” – conclude Bassetti nella rubrica del periodico “La Voce”.

Michele Baldoni