30 Ott 2025
PERUGIA – Matteo Lombrici è un ragazzo di 24 anni e ha da poco terminato gli studi universitari in videogiochi e film d’animazione, un percorso che gli ha permesso di intrecciare le sue passioni per l’arte, la tecnologia e la narrazione visiva. Si descrive come un ragazzo gentile, introverso, ma dal sorriso facile, una personalità solare, che sa osservare il mondo con curiosità e delicatezza.
Il suo incontro con il volontariato nasce quasi per caso, grazie alla sorella, che già collaborava con questa realtà. Da un invito casuale è iniziata un’esperienza che oggi Matteo definisce una scoperta, un varco aperto verso una realtà che non conosceva e che gli sta insegnando quanto “aiutare” possa assumere forme inaspettate.
Spinto dal desiderio di mettersi in gioco, decide di candidarsi al Servizio Civile Universale, un’occasione per i giovani tra i 18 e i 29 anni di dedicare tempo ed energie a progetti di valore sociale e umano. Cercava qualcosa che avesse un significato, ma non pensava che l’avrebbe trovato in un ambito così diverso da ciò che aveva immaginato.
All’inizio, però, non tutto è stato semplice. Le procedure d’iscrizione, tra codici di sede e passaggi burocratici, hanno messo alla prova la sua pazienza. “Molti ragazzi – osserva – si fermano già al primo ostacolo, non perché non siano interessati, ma perché è complicato capire da dove cominciare.” Da qui nasce la sua proposta: una pagina guida con tutte le informazioni pratiche e i codici necessari, un piccolo gesto che potrebbe rendere più accessibile l’intero processo a chi vuole partecipare.
Una volta entrato nel progetto, Matteo si è ritrovato a collaborare con il Cesvol Umbria ETS, un centro servizi che sostiene e aiuta le realtà di volontariato del territorio. Il suo ruolo? Creare locandine e materiali di comunicazione per promuovere iniziative e progetti. Mettere la propria creatività al servizio di qualcosa di più grande può rivelarsi un modo per aiutare: anche questo è volontariato.
Quella che all’inizio sembrava un’attività tecnica è diventata presto una forma di espressione personale, un modo per dare colore e visibilità a storie e progetti che spesso passano inosservati. Fare volontariato significa dare vita a un messaggio e farlo arrivare agli altri.
Matteo è convinto che il Servizio Civile debba farsi conoscere meglio, soprattutto tra i più giovani. “Tutti sanno che esiste, ma pochi sanno davvero cosa fa.” Bisognerebbe raccontarlo in modo nuovo, più diretto, più vicino al linguaggio dei ragazzi. In fondo, anche un progetto sociale può diventare virale, se riesce a emozionare. Nell’epoca dell’immagine e della connessione continua, Matteo crede che la chiave sia proprio questa: rendere il volontariato più visibile, più ‘instagrammabile’, senza tradirne la profondità, ma aprendolo a chi ancora non lo conosce.
Il suo percorso dimostra che a volte basta un piccolo passo, una curiosità, una coincidenza, per entrare in contatto con un mondo che cambia le prospettive sulle cose. Fare volontariato, racconta, significa anche uscire dal guscio della diffidenza, scoprire lati di sé rimasti nascosti, imparare a fidarsi di nuove persone e di nuovi contesti.
Quando metti te stesso in un progetto che aiuta gli altri, ti accorgi che qualcosa cambia anche in te. Diventa un modo per guardarsi dentro, ma anche per guardare meglio fuori. Così, attraverso un percorso fatto di incontri, creatività e piccoli gesti, Matteo ha trovato la sua dimensione: quella di un artista che, con il linguaggio delle immagini, racconta la solidarietà e la trasforma in colore, visione e umanità.
Intervista realizzata il 15 ottobre 2025 da Erika Biondo, laureanda in Filosofia ed Etica delle Relazioni presso l’Università di Perugia e tirocinante presso il Cesvol Umbria ETS – sede di Perugia.