21 Nov 2025
PERUGIA – Creatività e passione per la vita sono le parole che meglio descrivono Chiara, 24 anni, originaria di Villapiana, in provincia di Cosenza. In ogni cosa che fa riesce a cogliere qualcosa di bello, trasformandolo in un’occasione di crescita e scoperta.
Da bambina era una promessa del pianoforte: suonava con talento e le erano state offerte borse di studio per proseguire gli studi musicali. Tuttavia, le difficoltà economiche familiari l’hanno spinta a seguire un percorso diverso. Il suo sogno più grande, però, è sempre rimasto quello di diventare veterinaria. Un sogno che sembrava irrealizzabile, fino a quando, grazie al sostegno dei suoi affetti, ha trovato la forza e le risorse per crederci davvero. Oggi studia Medicina Veterinaria a Perugia.
Cresciuta con i nonni, Chiara ha sviluppato fin da piccola una naturale predisposizione alla cura e all’assistenza verso gli altri. «Raccattavo e portavo a casa i trovatelli della strada: così mi prendevo cura di loro e li aiutavo come potevo», racconta.
La scuola ha contribuito a rafforzare questo spirito solidale. Durante un progetto di alternanza scuola-lavoro, all’età di 16 circa, ha avuto l’opportunità di partecipare alle attività di una casa-famiglia, l’Istituto Solidale Virgo Fidelis di Trebisacce, gestita da suore. Quella che doveva essere un’esperienza di due settimane si è trasformata in un impegno durato tre anni, segnando profondamente la sua adolescenza.
La casa-famiglia accoglieva bambini sia ospiti della struttura sia del paese, impegnati nel doposcuola o in attività ricreative. Ogni volontario seguiva un bambino in particolare, per offrire una presenza stabile e rassicurante. Chiara ha seguito un bambino con una storia familiare difficile, che le si è molto affezionato. «Penso spesso a lui e mi piacerebbe ritrovarlo. Ma ormai sarà maggiorenne e forse avrà cambiato cognome», confida.
Ricorda con affetto i momenti di condivisione quotidiana: «Durante la merenda univamo i banchi e sembrava di essere in una grande famiglia». I pomeriggi erano dedicati allo svolgimento dei compiti, alternati a momenti di comunione, come le merende o la cosiddetta “ora d’aria”, che rappresentava il secondo momento di svago del pomeriggio.
Nonostante il forte entusiasmo e lo spirito di solidarietà, le difficoltà organizzative non mancavano. L’unica educatrice, Concetta, si trovava a gestire bambini di età molto diverse, dall’asilo all’adolescenza. Mancava un supporto tecnico e psicologico che potesse sostenere i volontari, spesso ragazzi tra i 16 e i 18 anni, coinvolti inizialmente tramite la scuola. «Serviva un aiuto in più, soprattutto specialistico, racconta Chiara, perché noi volontari facevamo tanto, ma senza una guida professionale adeguata».
Il problema, secondo Chiara, è che non si conoscono proprio le attività di volontariato, si percepiscono come qualcosa di lontano «che fanno gli altri, che hanno più competenze di me», aggiunge. La domanda più comune potrebbe essere: Io da ragazzina come potrei aiutare?
«Noi giovani siamo molto consapevoli, anche dei nostri limiti e di conseguenza ci autolimitiamo nel fare, ci blocchiamo nella possibilità di lanciarci in attività nuove, come questa del volontariato. » Questa è la percezione che Chiara ha della sua generazione.
Per questo ritiene fondamentale creare canali di informazione più vicini ai giovani: «Non servono volantini, ma strumenti che parlino la loro lingua, come i social o le iniziative scolastiche. Basta un’ora di incontro ben fatta per lasciare un segno». La scuola- lavoro fatta bene è ottima! Come in questo caso, ti apre delle prospettive nuove che non avresti mai considerato.
L’esperienza in casa-famiglia ha avuto un forte impatto anche sulla sua crescita personale: «All’inizio avevo quasi un’avversione verso i bambini, poi ho capito che andare lì faceva stare meglio me che loro. Ricevevo più amore di quanto ne dessi». Questo percorso le ha permesso di scoprire nuove potenzialità e di acquisire fiducia in sé stessa: «Ti rendi conto che puoi dare una mano anche tu, nel tuo piccolo».
Il volontariato le ha persino fatto valutare nuove prospettive professionali: «Non avrei mai pensato di voler insegnare, ma oggi non escludo questa possibilità. Se non riuscissi a realizzare il mio sogno, non mi dispiacerebbe affatto insegnare», confessa.
Chiara conclude con un messaggio che racchiude la sua esperienza: «Fare volontariato ti arricchisce sempre. Pensi di farlo per aiutare gli altri, ma in realtà aiuta a conoscere te stesso e prendere consapevolezza di ciò che devi risolvere dentro di te. Conviene sempre provare.»
* intervista realizzata da Erika Biondo, laureanda in Filosofia ed Etica delle Relazioni presso l’Università di Perugia e tirocinante presso il Cesvol Umbria ETS – sede di Perugia.