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CONVEGNO “RAFFAELLO A CITTÀ DI CASTELLO, DALLA CROCIFISSIONE GAVARI ALLO SPOSALIZIO DELLA VERGINE”

Città di Castello - 14 Ott 2020
CONVEGNO “RAFFAELLO A CITTÀ DI CASTELLO, DALLA CROCIFISSIONE GAVARI ALLO SPOSALIZIO DELLA VERGINE”

CITTÀ DI CASTELLO – Domenica 11 ottobre si è tenuto il convegno” Raffaello a Città di Castello, dalla Crocifissione Gavari allo Sposalizio della Vergine”, organizzato dall’Associazione Chiese Storiche insieme alle parrocchie di San Domenico e San Francesco. Ha moderato l’incontro Fabrizio Leveque (vicepresidente dell’associazione), che ha messo in evidenza la particolarità dell’iniziativa, articolata nelle chiese ancora presenti in città in cui lavorò il Maestro. Di fronte ad un folto pubblico (tutti i posti disponibili erano occupati) don Antonio Rossi ha portato il saluto della parrocchia di San Domenico, ricordando l’importanza che l’edificio di culto ha rivestito per la città, non solo riguardo alla fede ma anche da un punto di vista storico ed artistico. Ha concluso citando San Paolo “Prefiggetevi cose belle” e sottolineato come i quadri del Maestro ci parlino di armonia e bellezza. Ha preso quindi la parola l’assessore alla cultura Vincenzo Tofanelli, che ha portato il saluto dell’Amministrazione comunale alla manifestazione, ringraziando l’Associazione per aver organizzato il convegno, a cui il Comune ha concesso il Patrocinio: “Quasi un prologo – ha sottolineato – alla Mostra su Raffaello organizzata per il prossimo mese di marzo”. Tofanelli ha illustrato i lavori in corso alla Pinacoteca, che la renderanno più fruibile a tutto il pubblico anche a rassegna conclusa ed ha infine parlato dell’Art bonus, che permetterà a cittadini ed imprese di contribuire alla realizzazione dell’evento su Raffaello della prossima primavera. Subito dopo è intervenuto Paolo Bocci (presidente dell’Associazione Chiese Storiche), che ha messo in evidenza come il sodalizio abbia tra i suoi compiti anche quello di migliorare la fruizione degli edifici di culto, al fine di valorizzare e rafforzare il valore identitario che questi rappresentano per la comunità e di ampliare l’offerta culturale del territorio. “Questo convegno – ha sottolineato – è stato frutto di un lavoro di squadra che ha visto coinvolte anche l’Associazione Nazionale Carabinieri, l’associazione “Le Rose di Gerico” e la Schola Cantorum “Anton Maria Abbatini”. Ringrazio per la cortesia e disponibilità la prof.ssa Laura Teza, che ha permesso di conoscere il genio del Maestro che qui, seppur all’inizio dell’attività, già fece vedere la sua cifra artistica”.

La prof.ssa Laura Teza (docente di Storia dell’Arte moderna all’Università di Perugia) nella sua relazione ha messo in evidenza le tappe dell’evoluzione della pittura di Raffaello, che è partita dalla bottega del padre Giovanni per poi passare a quella del Perugino. Sorprendente la sua capacità di apprendere da tutti gli artisti che incontra o di cui vede le opere: per questo viene definito “una spugna”. A Città di Castello l’artista studia i quadri di Luca Signorelli, come si evince dallo “Stendardo della Santissima Trinità”. La professoressa si è poi soffermata sulla Pala di San Nicola da Tolentino, dipinta per la chiesa di Sant’Agostino. In occasione della mostra di primavera, alcune parti del dipinto torneranno a Città di Castello grazie a prestiti del Museo di Capodimonte di Napoli e della Pinacoteca di Brescia. Prima di esaminare la Crocifissione Gavari, la prof.ssa Teza ha analizzato le differenze e le analogie con le opere del Perugino.

L’incontro si è poi spostato dalla chiesa di San Domenico alla chiesa di San Francesco, dove la Schola Cantorum “Anton Maria Abbatini” ha eseguito alcuni brani musicali. La prof.ssa Laura Teza ha quindi proseguito la sua relazione, descrivendo con minuzia lo Sposalizio della Vergine e quello che l’opera ha significato per la storia dell’arte, mettendo in risalto le differenze con il quadro, analogo per soggetto, del Perugino.

Ha concluso i lavori il vescovo Mons. Domenico Cancian, che ha parlato di fede ed arte. Nel suo intervento il presule ha citato il Concilio Vaticano II che, rivolgendosi agli artisti, si esprimeva così: “Questo mondo nel quale noi viviamo ha bisogno di bellezza per non cadere nella disperazione. La bellezza, come la verità, mette la gioia nel cuore degli uomini ed è un frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione”.

I lavori si sono conclusi con un lungo applauso.