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PIETRALUNGA – 25 APRILE 2020 – FESTA DELLA LIBERAZIONE – IL RICORDO DEL PROF. ALVARO TACCHINI

Pietralunga - 27 Apr 2020
PIETRALUNGA – 25 APRILE 2020 – FESTA DELLA LIBERAZIONE – IL RICORDO DEL PROF. ALVARO TACCHINI

PIETRALUNGA – In occasione del 25 aprile l’amministrazione comunale ha chiesto al prof. Alvaro Tacchini, storico e presidente dell’Istituto di storia politica e sociale “Venanzio Gabriotti”, un contributo che possa conservare memoria di quanto accaduto a Pietralunga, zona segnata brutalmente dal sangue di uomini e donne che si sono sacrificati per la nostra Libertà!
Se Pietralunga ospita il Monumento al partigiano umbro è infatti perché nel suo territorio la Resistenza armata al nazifascismo è stata un fatto reale, di un’importanza che travalica la dimensione locale

“La Brigata Proletaria d’Urto San Faustino, che operò nella zona, mise insieme partigiani di Città di Castello, Gubbio, Pietralunga, Montone, Umbertide e Perugia. Rappresentò una costante minaccia per i fascisti e rese la vita difficile alle truppe tedesche di occupazione soprattutto lungo le vie di comunicazione, distogliendo ingenti loro forze dalla prima linea per fronteggiare i combattenti per la libertà.
Evento straordinario fu la proclamazione da parte dei partigiani della Zona Libera di Pietralunga, una delle primissime in Italia.
Avvenne inizialmente per un breve ma significativo periodo a cavallo del 1° maggio 1944. Per la prima volta la popolazione poté tornare a festeggiare liberamente quella Festa dei Lavoratori che il fascismo aveva soppresso.
Il territorio pietralunghese tornò pienamente in mano alla “San Faustino” anche tra l’8 giugno e l’8 luglio di quell’anno. Seguì la battaglia che investì il paese, con i partigiani che combatterono contro i tedeschi insieme alle truppe anglo-indiane.
Il contributo di Pietralunga alla Resistenza è stato quantitativamente rilevante:
nella “San Faustino” hanno militato 61 suoi cittadini, altri 30 hanno combattuto in altre bande partigiane tra Marche e Umbria e nei lontani Balcani. Di essi, 7 hanno perso la vita nella lotta per la Liberazione. Ma la brutalità della repressione contro la popolazione rurale, schierata concretamente con gli uomini alla macchia, costò la vita ad altre 16 persone, uccise a maggio durante un duro rastrellamento nazi-fascista.
I partigiani erano per lo più giovani renitenti alla leva e al servizio di lavoro imposto dai tedeschi e dal regime fascista; giovani che non volevano più sentire parlare di guerra e di dittatura.
L’età media dei partigiani altotiberini della “San Faustino” era di 24 anni e mezzo; il 40% aveva da 20 a 23 anni, il 22% da 16 a 19 anni. A formare il nerbo della Resistenza erano dunque giovani inesperti, nati e cresciuti nel fascismo, indottrinati da un regime che dimostrò notevole capacità di plasmare la gioventù, usando al meglio gli strumenti della scuola, della propaganda e dell’associazionismo.
Anche per questo la loro ribellione, una ribellione rischiosa e segnata dai sacrifici, assume un grande valore etico e politico.
Anche a Pietralunga la Resistenza è stata di tutti. Intorno a giovani politicamente ancora immaturi, si sono ritrovati vecchi antifascisti di sinistra, cattolici politicamente impegnati come Venanzio Gabriotti, liberali ed esponenti di altre forze politiche laiche e preti rurali, tra cui l’arciprete don Pompilio Mandrelli e il parroco di Morena don Marino Ceccarelli, che insieme ai contadini solidarizzarono con i giovani alla macchia e con i tanti fuggiaschi antifascisti che transitavano per l’Appennino. Alcuni sacerdoti dettero pure un contributo importante per impedire l’accanimento dei tedeschi contro la popolazione”.
Alvaro Tacchini